Адвокаты фирмы Fabregat Perulles Sales Abogados приняли участие в обсуждении новых критерий Закона 14/2013 «О поддержке предпринимателей и их интернализации», опубликованных на сайте Министерства труда и социальной защиты Королевства Испании в апреле 2019г.

Адвокаты фирмы Fabregat Perulles Sales Abogados приняли участие в обсуждении новых критерий Закона 14/2013 «О поддержке предпринимателей и их интернализации»,  опубликованных на сайте Министерства труда и социальной защиты Королевства Испании в апреле 2019г.

ley 14/2013

http://www.mitramiss.gob.es/ficheros/ministerio/CriteriosAplicacionLey14-2013Sellado.pdf

В прошлую среду, в рамках Коллегии Адвокатов г. Мадрида состоялось обсуждение «Закона о поддержке предпринимателей и их интернализации». В мероприятии приняли участие руководитель иммиграционного департамента Отдела крупных предприятий и стратегических коллективов (Генеральный секретариат по иммиграции и эмиграции Министерства занятости и социального обеспечения) Госпожа Антония Торрес Лопес и Заместитель Директора Иностранных инвестиций Секретариата по вопросам инвестиций и внешнеэкономических связей Испании Господин Рафаэль Колома Охеда, адвокаты, руководители коллегии адвокатов, юристы.

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Date: 9 July, 2019

Categories: Administrative Law Italiano Jurisprudence Other regulations

Effettività della tutela giurisdizionale ed errori nell’uso del sistema informatico: la decisione della Corte Costituzionale spagnola

Il 6 maggio scorso il Tribunale Costituzionale ha pronunciato una sentenza [nº 55/2019] avente ad oggetto la violazione del diritto di difesa della parte ricorrente, in applicazione dell’articolo 24.1 della Costituzione spagnola, che prevede: “Ogni persona ha diritto di ottenere una tutela reale ed effettiva da parte di giudici e tribunali nell’esercizio dei propri diritti e interessi legittimi, senza che, in nessun caso, tale diritto possa essere violato”.

Il ricorso (Recurso de amparo) alla Corte Costituzionale (d’ora in avanti “il ricorso”) di cui si tratta è stato proposto contro due decisioni del letrado de la administración de justicia (in Italia “cancelliere”) della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, le quali avevano considerato come non depositato un “ricorso per cassazione per uniformità di giudizio” (Recurso de casación para unificación de doctrina), inviato tramite il sistema Lexnet (la piattaforma che gestisce le comunicazioni processuali elettroniche tra le parti e il tribunale): l’avvocato della parte ricorrente aveva commesso un errore nel caricare i dati nel formulario che deve essere compilato su tale piattaforma per l’invio dell’atto, avendo indicato, nel caso di specie, l’opzione «Cassazione» (codice 1) invece di «Uniformità di giudizio» (codice 8).

Le decisioni impugnate avevano affermato l’invalidità del deposito dell’atto, prevedendone, peraltro, la restituzione: l’errore nell’invio era, infatti, stato considerato come essenziale e non sanabile, a scapito dell’analisi del contenuto dell’atto processuale, cui la Corte avrebbe dovuto procedere.

Tale decisione è priva di una base normativa nonché in contraddizione con la dottrina del Tribunale Costituzionale in materia, con conseguente violazione del diritto di difesa della parte ricorrente.

Il Tribunale Costituzionale aveva già osservato, nella sua Sentenza nº 6/2019, del 17 gennaio (questione di incostituzionalità n. 3323-2017), in relazione al sistema di comunicazioni processuali elettroniche regolate dalla Legge 18/2011, del 5 luglio, dal Real Decreto 1065/2015, del 27 novembre, e da diverse norme delle leggi processuali (LEC, in Italia Codice di Procedura Civile), che il sistema Lexnet possiede le necessarie garanzie di autenticità e di affidabilità per l’invio e per il ricevimento degli atti che vengono trasmessi telematicamente ed è operativo per gli organi giudiziari presenti nell’ambito territoriale del Ministero della Giustizia e nelle Comunidad Autónomas che abbiano sottoscritto apposite convenzioni con tale Ministero (art. 10 del Real Decreto 1065/2015) per l’uso del suddetto sistema.

Tra queste garanzie rientrano quelle relative alla prova del deposito degli atti processuali, in conformità con l’art. 17.3 del Real Decreto nº 1065/2015, che richiede l’emissione di una ricevuta elettronica sia dell’invio sia della ricezione e della disponibilità da parte del destinatario. Nel momento in cui si individuano anomalie nella trasmissione o non si può completare l’invio, l’art. 17.5 dello stesso Real Decreto stabilisce che venga emesso il relativo messaggio di errore «affinché si proceda alla correzione o si realizzi l’invio in un altro momento o utilizzando altri mezzi». Inoltre, in relazione alle carenze del canale di comunicazione elettronico, gli artt. 135.2 LEC (in Italia Codice di Procedura Civile) e 30.4 della Legge nº 18/2011 stabiliscono che si devono garantire agli utenti le informazioni necessarie in merito alle interruzioni del servizio, programmate o meno, offrendo al mittente la possibilità, nel secondo caso, di consegnare l’atto all’ufficio giudiziario il primo giorno lavorativo successivo, presentando il giustificativo dell’interruzione. Da ultimo, gli artt. 135 e 162 LEC (in Italia Codice di Procedura Civile) prevedono soluzioni nel caso in cui il sistema non regga il peso di determinati documenti allegati e gli stessi debbano essere depositati in formato cartaceo il giorno lavorativo successivo [STC 6/2019, FJ 4 d) (vi)].

Il Tribunale Costituzionale afferma che ogni ufficio giudiziario risulta legalmente responsabile e ha accesso al contenuto dei fascicoli processuali elettronici relativi alle pratiche di cui si occupa. Tenuto conto che le comunicazioni processuali elettroniche «si realizzeranno, in ogni caso, in conformità con quanto previsto nella legislazione processuale» (art. 33.2 della Legge nº 18/2011), e, specificamente, che il «deposito di qualsiasi tipo di atto, documento, parere, rapporto o di altri mezzi o strumenti verrà effettuato secondo quanto previsto nelle leggi processuali» (art. 38.1 della stessa Legge nº 18/2011), i problemi relativi alle comunicazioni elettroniche, in grado di incidere sui diritti delle parti nello svolgimento del processo, dovranno essere affrontati e risolti o da parte del letrado de la administración de justicia (in Italia “cancelliere”) o, se del caso, da parte del titolare dell’organo giudiziario competente.

Lexnet è, dunque, un sistema di trasmissione di informazioni e fascicoli tramite tecniche di crittografia, la cui finalità è quella di permettere la comunicazione sicura tra l’organo giudiziario e le parti, in modo confidenziale e autenticato. Non è tuttavia previsto, dal punto di vista tecnico, un controllo del contenuto dei dati trasmessi: un simile compito spetta precipuamente ai funzionari dell’organo giudiziario, compreso il Letrado de la Administración de Justicia (in Italia “cancelliere”), che ricevono gli atti e devono provvedere agli stessi, se del caso facendo in modo che il titolare dell’organo adotti la decisione più adeguata. Pertanto è il ricorso per cassazione redatto e caricato su Lexnet che doveva essere esaminato dalla segreteria, allo scopo di chiarire se fosse possibile considerarlo correttamente ricevuto e iscrivere a ruolo il relativo procedimento. L’errore in alcuni dei dati del formulario standard non può di per sé condizionare la validità della comunicazione, che si è correttamente perfezionata.

Il Tribunale Costituzionale ritiene che la modernizzazione dell’amministrazione della giustizia tramite l’uso delle nuove tecnologie e, nel caso concreto, delle comunicazioni processuali elettroniche, non sia fine a sé stessa ma piuttosto uno strumento per semplificare il lavoro sia dell’organo giudiziario sia delle parti costituite in giudizio, rappresentate da professionisti o, nei casi in cui è consentito, presenti personalmente.

Tali mezzi tecnologici non possono in nessun caso costituire un impedimento o creare un ostacolo all’ottenimento della tutela giurisdizionale, alla quale ogni persona ha diritto.

Link: https://www.processociviletelematico.it/category/articoli/

 

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Date: 8 July, 2019

Categories: Commercial Law Deutsch Jurisprudence Real Estate

Der OG hält die exklusive Vereinbarung für gültig in Immobilienvermittlungsverträgen

Die spanischen Provinzgerichte haben sich über die Gültigkeit von Exklusivitätsklauseln in Immobilienvermittlungsverträgen mit Verbrauchern geeinigt. Mit seinem Urteil vom 10. Mai hat der Oberste Gerichtshof schließlich seine Gültigkeit erklärt.

Diese Klauseln sind in Verträgen enthalten, in denen die Verbraucher den Verkauf ihrer Immobilien an Professionelle übertragen. Darüber hinaus legen diese Klauseln nicht nur die Exklusivität des Vermittlers beim Verkauf solcher Immobilien fest, sondern sehen auch eine Entschädigung für die Fälle vor, in denen die Immobilie während der Laufzeit des Vertrages von einer anderen Person als dem Vermittler schließlich verkauft wird. Nach Ansicht des Obersten Gerichtshofs ist es jedoch notwendig, dass sie bestimmte Anforderungen erfüllen, damit diese Art von Klauseln nicht als missbräuchlich angesehen werden. Dazu gehören die Notwendigkeit der Klarheit und Vollständigkeit der Klauseln über die Exklusivität der Bestellung sowie die Dauer und die Entschädigung, die der Verbraucher im Falle einer Vertragsverletzung bezahlen muss. Eine andere Problematik ist, ob die Entschädigung in einem proportionalen Verhältnis zu den erbrachten Leistungen steht oder nicht. Um diesen Aspekt zu bestimmen, müssen verschiedene Extreme analysiert werden, wie z.B. der Nutzen, den der Eigentümer der Immobilie durch die Tätigkeit des Vermittlers erhält, oder die von diesem verwendeten Werbemittel. Ausgehend von den Aussagen des Obersten Gerichtshofs ist klar, dass die Klauseln, die die Exklusivität des Vermittlers vorsehen, grundsätzlich gültig sind und dass sie im Falle einer Vertragsverletzung durch die Verbraucher eine Entschädigung für den Vermittler begründen.

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Date: 8 July, 2019

Categories: Commercial Law Jurisprudence Other regulations Real Estate

El Tribunal Supremo considera válido el pacto de exclusiva en los contratos de mediación inmobiliaria

Tras años de discrepancias entre las Audiencias Provinciales de España respecto a la validez de las cláusulas de exclusividad en los contratos de mediación inmobiliaria suscritos con quienes tienen condición de consumidores, el Tribunal Supremo, en su Sentencia del pasado 10 de Mayo, ha declarado, finalmente, su validez.

Estas cláusulas, habitualmente incluidas en los contratos relativos al encargo de la venta de inmuebles entre consumidores y profesionales, no solo establecen la exclusividad del mediador en la venta de tales inmuebles, sino que en ellas también se contempla una indemnización para aquellos supuestos en los que el inmueble sea finalmente vendido durante la vigencia del contrato por persona distinta del mediador. No obstante, según ha declarado el Tribunal Supremo, para que este tipo de cláusulas no sean consideradas abusivas, y por ende nulas, es necesario que cumplan unos requisitos. Cuestión distinta es si la indemnización es desproporcionada.

Entre los requisitos se encuentran la necesidad de claridad y comprensión de las cláusulas que establecen la exclusividad del encargo, así como el plazo de duración y la indemnización a pagar por el consumidor en el supuesto de incumplimiento contractual en relación a los servicios prestados o no. Para determinar este aspecto, deberán ser analizados diversos extremos, como, por ejemplo, el beneficio obtenido por parte del titular del inmueble debido a la actuación del mediador o los medios de publicidad empleados por éste. En virtud de lo señalado por el Tribunal Supremo, queda claro que, por tanto, a priori, son válidas las cláusulas que contemplan la exclusividad del agente inmobiliario y que, a su vez, establecen la percepción a su favor de una indemnización en los supuestos de incumplimiento contractual por parte de los consumidores.

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Date: 17 June, 2019

Categories: Deutsch FPS News Real Estate Tax Law

Domingo Carbajo Vasco, Inspector Jefe de la Delegación Central de Grandes Contribuyentes de la Agencia Tributaria, analiza la tributación de las sociedades inmobiliarias.

Como colofón al Congreso anual de la Asociación Hispano Alemana de Juristas, tuvo lugar un interesantísimo grupo de trabajo, en el que junto con don Domingo Carbajo participó don Frank Behrenz (Socio de la firma Crowe Kleeberg de Múnich, especialista en tributación internacional).

El grupo de trabajo fue moderado por don Víctor Fabregat (Socio de Fabregat Perulles Sales abogados).

La ponencia analizó la tributación de las sociedades inmobiliarias, atendiendo especialmente a aquellos supuestos de inversiones extranjeras en España.

 

 

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Date: 14 June, 2019

Categories: Español General Tax Law

Impuesto sobre los Activos No Productivos de las Personas Jurídicas

El pasado 28 de febrero el Tribunal Constitucional resolvió que el Impuesto sobre los Activos No Productivos de las Personas Jurídicas (introducido por la Ley 6/2017, del Parlamento de Cataluña), no plantea problemas de inconstitucionalidad. A raíz de ello, el 14 de mayo de 2019 se aprobó en Cataluña el Decreto Ley 8/2019, por el que establece el plazo de presentación e ingreso de la autoliquidación del mencionado Impuesto.responsabilidad civil, daños y perjuicios, indemnización, cláusulas limitativas

Con efectos desde 2017, el Impuesto se exige a las personas jurídicas (sociedades y demás entidades con objeto mercantil, incluyendo determinadas entidades sin personalidad jurídica) tenedoras, a 1 de enero de cada año, de activos no productivos ubicados en Cataluña (bienes inmuebles, vehículos, embarcaciones, aeronaves y objetos de arte y antigüedades).

Para los ejercicios ya devengados (2017, 2018 y 2019) se deberá presentar la autoliquidación, de forma extraordinaria, entre el 1 de octubre y el 30 de noviembre de este año.

Para los siguientes ejercicios, durante el mes de junio.

En el enlace abajo adjunto, podrá revisar con mayor amplitud algunas de las principales características de este nuevo Impuesto.

https://atc.gencat.cat/es/tributs/impost-actius-no-productius/

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Date: 30 May, 2019

Categories: Español FPS News General

WOMANTHON MADRID

Tras nuestro encuentro en el evento de Women Evolution del pasado mes de abril en IFEMA Madrid, FPS Abogados y Ambesten Consulting volvemos a patrocinar y apoyar otro de los eventos más interesantes dirigido a la mujer directiva, empresaria y emprendedora.

Se trata de la primera HACKATHON formativa femenina, un día en el que trabajaremos juntas de la mano de Nuria Soler y otras invitadas especiales.

Más información en el siguiente link: http://www.womanthon.com/index.html

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Date: 28 May, 2019

Categories: Banking products Civil Law Commercial Law Jurisprudence

Retraso desleal en el ejercicio de la acción

El pasado 24 de abril el Tribunal Supremo se pronunció sobre la aplicación de la doctrina del retraso desleal en el ejercicio de una acción de reclamación de cantidades, que se consideraban indebidamente cobradas, como consecuencia de discrepancias en la interpretación de una cláusula contractual.

La Audiencia asume que el retraso por sí mismo es determinante de la confianza de la entidad demandada en que la acción ya no se iba a ejercitar a pesar de que no había transcurrido el plazo de prescripción, afirmando que “el periodo de inactividad ante la actuación contractual de la demandada constituye un comportamiento capaz de sustentar razonablemente la convicción de ésta de conformidad o, al menos, de permisividad del actor con su proceder y generarle confianza en la no formulación de una reclamación por disconformidad con el criterio aplicado en la actualización del interés”.

Sin embargo, el Alto Tribunal aclara que este razonamiento no es conforme con la doctrina del retraso desleal, pues si así fuera se estaría introduciendo por el intérprete un plazo de prescripción distinto y más breve que el establecido por el legislador. La regla es que el titular del derecho puede ejercitarlo hasta el último momento hábil del plazo de prescripción, pues es el legislador quien debe valorar en qué plazo se puede ejercitar cada acción. No se puede afirmar que ejercita sus derechos de mala fe quien lo hace dentro del plazo legal, sin que previamente existan hechos, actos o conductas suyos que engendren, rectamente entendidos, en el obligado la confianza de que aquéllos no se actuarán (sentencia de 16 de diciembre de 1991, rc. 143/1990). Para que el ejercicio de un derecho por su titular resulte inadmisible es preciso que resulte intolerable conforme a los criterios de la buena fe (art. 7 CC) porque, en atención a las circunstancias, y por algún hecho del titular, se haya generado en el sujeto pasivo una confianza legítima de que el derecho ya no se ejercería, de modo que su ejercicio retrasado comporta para él algún tipo de perjuicio en su posición jurídica, lo que no ocurre en el caso concreto ( sentencias 352/2010, de 7 de junio , 299/2012, de 15 de junio , 163/2015, de 1 de abril , y 148/2017, de 2 de marzo ). Por tanto, el hecho de que el actor apurase el plazo de prescripción no es un acto de inequívoca significación que por sí solo pudiera generar la confianza fundada de que el derecho no iba a ser actuado.

Por otra parte, las continuas alegaciones efectuadas por la entidad demandada a lo largo del proceso acerca de que, dado el tiempo transcurrido, no conservaba documentación referida a la operación contractual litigiosa tampoco pueden ser valoradas como indiciarias de una actuación del Banco coherente con la confianza suscitada de que el cliente no iba a reclamar. De acuerdo con la doctrina del Supremo, es carga de la entidad conservar toda aquella documentación relativa al nacimiento, modificación y extinción de los derechos y de las obligaciones que les incumben, al menos durante el período en que, a tenor de las normas sobre prescripción, pueda resultarles conveniente promover el ejercicio de sus derechos o sea posible que les llegue a ser exigido el cumplimiento de sus obligaciones (sentencias 1046/2001, de 14 de noviembre , y 277/2006, de 24 de marzo). De esta carga se han venido haciendo eco durante años las propias Memorias de Reclamaciones del Banco de España, reiterando el criterio sentado con anterioridad en las memorias del Servicio de Reclamaciones del Banco de España.

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Date: 27 May, 2019

Categories: Civil Law Deutsch Jurisprudence Privacy Real Estate

Die Bedeutung einer angemessenen Beschreibung der privaten Elemente

In einem neuen Urteil hat der Oberste Gerichtshof noch einmal die Bedeutung der Beschreibung privater Elemente in Urkunden der horizontalen Aufteilung von Gebäuden oder bei der Errichtung von Immobilienkomplexen betont. Es ist üblich, dass öffentliche Urkunden die wichtigsten privaten Elemente wie Häuser, Parkplätze…. beschreiben und vergessen, andere, nicht so wichtige Elemente zu erwähnen. Das bedeutet, dass alle Elemente, die nicht ausdrücklich als privates Element festgelegt wurden, Teil der Eigentümergemeinschaft werden. Der Grund dafür liegt in der Vermutung der Gemeinschaft, die in unserem Rechtssystem verankert ist, und in der Tatsache, dass die in Artikel 396 des Bürgerlichen Gesetzbuches genannten gemeinsamen Elemente in einer ausdrücklichen und nicht einschränkenden Weise ausgelegt werden sollten.

In diesem Sinne und in Bezug auf Immobilienkomplexe ist zu erwähnen, dass viele öffentliche Urkunden weder Vorhallen noch Veranden als private Elemente qualifizieren, so dass später in den meisten Fällen Diskussionen über die Modifikation solcher Elemente stattfinden. Das oben genannte Urteil erwähnt auch die Notwendigkeit, private Immobilienkomplexe zu artikulieren, da sie als eine einzige Gemeinschaft – in diesem Fall ist die Vermutung der Gemeinschaft voll anwendbar -, aber auch als Gruppierung von Eigentümergemeinschaften gebildet werden können. In diesem zweiten Fall erstreckt sich die Zuständigkeit der gruppierten Gemeinschaft nur auf die Elemente, die sich ausdrücklich als gemeinsam qualifiziert haben, wodurch eine größere Verfügungsmacht über die übrigen Elemente gegenüber jeder der Eigentümergemeinschaften anerkannt wird, so dass die Entscheidung für die eine oder andere Form entsprechende Rechtswirkungen hat.

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Date: 27 May, 2019

Categories: Civil Law Jurisprudence Privacy Real Estate

La importancia de describir adecuadamente los elementos privativos

El Tribunal Supremo, en una reciente Sentencia, ha puesto de nuevo de manifiesto la importancia de describir adecuadamente los elementos privativos al otorgar las escrituras que dividen los edificios en régimen de propiedad horizontal o bien, que, en el caso de urbanizaciones, constituyen los complejos inmobiliarios privados. Tales escrituras a menudo se centran únicamente en describir los elementos privativos más relevantes (viviendas, locales u otros, como plazas de aparcamiento y/o trasteros), olvidando que nuestro ordenamiento establece la denominada presunción de comunidad. En virtud de esta presunción, se consideran comunes todos los elementos que no hayan sido descritos como privativos, así como también aquéllos que no han sido mencionados de forma expresa en el título constitutivo. Y es que la enumeración de los elementos comunes que contiene el artículo 396 del Código Civil debe ser interpretada de un modo meramente enunciativo y no, limitativo. En el caso de los complejos inmobiliarios, resulta muy habitual, indicar que el “resto de la parcela” se destina a “zonas libres de paso y ajardinadas, zonas de recreo, piscinas y zonas de uso común”. Los porches o soportales suelen ser los grandes olvidados, surgiendo entonces a menudo disputas por la modificación de tales elementos.

La arriba indicada Sentencia, además, ha puesto de manifiesto la importancia a la hora de articular los complejos inmobiliarios privados ya que éstos pueden constituirse como una sola comunidad –en cuyo caso le será de plena aplicación la presunción de comunidad- pero también, como una agrupación de comunidades de propietarios. En este segundo caso, la competencia de la comunidad agrupada únicamente se extiende a los elementos que hayan expresamente calificados como comunes, reconociendo así una mayor facultad de disposición sobre el resto de elementos a cada una de las Comunidades de Propietarios, por lo que optar por una u otra forma tiene efectos jurídicos relevantes.

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